Razionale


In Italia le malattie reumatiche colpiscono cinque milioni e mezzo di abitanti, cioè un decimo della popolazione. L’artrosi è di gran lunga l’affezione più frequente fra i pazienti reumatici; in Italia, infatti, rappresenta da sola il 72.6% delle malattie reumatiche. L’artrosi va progressivamente aumentando di frequenza con il progredire dell’età anche se il vero meccanismo, per il quale tale correlazione si verifica, è tutt’oggi poco conosciuto. È infatti ancora irrisolto il problema della distinzione anatomica fra artrosi senile ed invecchiamento fisiologico della cartilagine articolare.

Tale aumento tende ad essere aritmetico fino a 50-55 anni e di tipo geometrico specie per le donne dopo i 55 anni. Dopo i 60 anni le percentuali di frequenza della patologia ricordano orientativamente il numero degli anni: a 60 anni il 60% circa, a 70 anni il 70% circa, a 80 anni l’80% circa. Nei soggetti più anziani il numero delle articolazioni colpite e l’entità del danno artrosico rimane pressoché costante nel tempo. Dal canto suo anche l’incidenza dell’osteoporosi aumenta con l’età, sino a interessare la maggior parte della popolazione con oltre ottant’anni.

I risultati dello studio epidemiologico ESOPO, condotto su un campione di ampie dimensioni di pazienti di entrambi i sessi, hanno chiarito l’effettiva prevalenza del problema in Italia che non si discosta in maniera significativa dalla prevalenza riportata in altri Paesi tra cui gli Stati Uniti, il Canada, il Regno Unito, la Spagna: nelle donne di età compresa tra i 40 e i 79 anni la prevalenza dell’osteoporosi è risultata pari al 18,5%, percentuale che scende al 10% negli uomini di età compresa tra i 60 e i 79 anni.

Nel nostro Paese circa 3,5 milioni di donne e un milione di uomini sono affetti da osteoporosi, numeri destinati ad accrescersi ulteriormente nei prossimi anni, di pari passo con l’aumentare del numero di soggetti anziani. Dal momento che l’osteoporosi predispone al rischio di fratture, è inoltre importante comprendere la prevalenza delle fratture da osteoporosi: nella donna è pari al 16,5% per la fascia d’età compresa tra i 50 e i 59 anni e raddoppia (34,5%) nella fascia d’età compresa tra i 70 e i 79. L’incidenza è inferiore nell’uomo tra i 60 e i 79 anni, in cui si attesta intorno al 25-27%. Le fratture più frequenti sono quelle a carico dei corpi vertebrali, del polso o del femore, con importanti implicazioni non solo sanitarie, ma anche socio-economiche: tra i soggetti anziani le fratture osteoporotiche sono infatti una delle cause principali di mortalità, portano a una riduzione del livello di autosufficienza e richiedono spesso un ricovero a lungo termine.

Appare evidente, quindi, come sia nell’uno che nell’altro caso, Specialista e Medico Generalista debbano relazionarsi con Pazienti anziani con tutto ciò che questo stato comporta per la gestione della terapia, unitamente alla complessità che le comorbidità rappresentano per questa categoria.